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e cento da ascoltare.
Libera, anche tu, le tue
e fa che, unendosi alle mie, possano tracciare
la storia di una nuova amicizia.






il suonatore J



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DI ANCHE TU NO ALLA PEDOFILIA

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lunedì 28 maggio 2007

Metotha e Oettham: I due gemelli







I° Capitolo




II° Paragrafo

Nella diversità l’uguaglianza,….. nella gioia il dolore,….. nel diritto il rovescio,…. nella solitudine la moltitudine.




I DUE GEMELLI




Erano passate ormai tre settimane dall’attacco alla città di Semperbene, la notizia girava ancora per tutta la contea e per quelle vicine.
Solo in un piccolo paese sulle cime dei monti del benedetto, al confine nord della contea, nessuno aveva saputo dell’accaduto.
Nulla di strano se in quel paese dimenticato persino dal re la notizia non fosse arrivata, infatti era raro che lì ci passassero dei viandanti o dei mercanti.
Si narra che fu fondata da un uomo molto strano che voleva creare il proprio paradiso di solitudine e andò lì accompagnato dalla propria famiglia, ma quando i figli presero moglie lui andò via e nessuno lo vide più.
Da allora il paesaggio: le case ormai erano una trentina, fra cui una che poteva sembrare la taverna, anche se non aveva quasi mai avuto clienti, gli unici erano i paesani che si riunivano lì per festeggiare i vari eventi;
poco lontano dalla taverna vi era una piazza dalla forma triangolare al centro di essa si ergeva, a mò di statua, quello che rimaneva di un vecchio arbusto di ulivo, affianco ad esso una fontana, che ormai erano anni che non aveva più acqua, con tre bocche di leone volte al cielo e sopra di esse uno stupendo falco che sembrava in procinto di spiccare il volo, sull’apice nord della piazza, nel centro di una aiuola circolare, quello che poteva sembrare il ricordo della popolazione al suo fondatore, un enorme masso granitico su cui non vi era scolpito nulla.
Strutturalmente tutto era cambiato, soltanto quella voglia di solitudine era rimasta come eredità per i cittadini, difatti nessuno si interessava dei problemi degli altri, e quei pochi che sapevano qualcosa facevano finta di nulla.
Tra i vari paesani spiccavano due fratelli.
Erano gemelli, si chiamavano Metotha e Oettham.
Anche se fisicamente erano identici il loro spirito era letteralmente all’opposto al punto tale che la gente diceva di loro che erano gemelli di madri diverse, infatti se mentre Metotha era dolce ed intelligente Oettham era volgare e sempliciotto; se Metotha incantava la gente con discorsi eruditi l’altro perdeva il tempo a tracannare vino nei campi, se il primo scriveva odi e canzoni per conquistare il cuore di una pulzella lui andava per le strade ad alzar le gonne delle donne, se mentre metotha passava il tempo ad insegnare ai fanciulli, Oettham era egli stesso come fanciullo.
Insomma proprio due opposti, l’unica cosa che li accomunava, che solo un attento osservatore poteva notare, era la tristezza dello sguardo che li accompagnava sempre anche nelle cose più frivole e banali.
Loro non nacquero nel paese, ma vi giunsero una notte tempestosa, sembravano reduci di una cruenta battaglia, ma nessuno mai domandò loro di ciò o da dove giungessero.
Quella mattina c’era aria di cattive notizie; difatti il cielo era grigio ma nessuna nuvola copriva il pallido sole, i ragazzini, che solitamente riempivano la piazza con i propri giochi e le proprie urla, quella mattina, inspiegabilmente, erano seduti quasi silenti nelle vicinanze della fontana.
Verso la metà della mattinata s’intravide provenire dalla valle la figura di un uomo a cavallo.
Quando la figura giunse al paese tutti notarono che era un emissario del re.
Costui rivolgendosi a tutti chiese di incontrare i due gemelli.
Un contadino lo informò che al momento i fratelli erano nella propria casa e gliela indicò.
Giunto alla porta, l’emissario, busso tre volte.
Metotha aprì e appena vide l’uomo sbiancò e repentinamente lo spinse ad entrare, chiudendo fulmineo luscio.



By il suonatore J


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