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DI ANCHE TU NO ALLA PEDOFILIA

DI ANCHE TU NO ALLA PEDOFILIA

domenica 23 settembre 2007

Centinaia di ragazzi dell’orfanotrofio pubblico Casa Pia sono stati violentati e venduti a personaggi famosi.
Ora comincia il processo sul più grande scandalo della giovane repubblica. E nulla sarà più come prima. Lisbona.

Il ragazzo ricorda che Bibi, l’impiegato più affettuoso dell’orfanotrofio Casa Pia, lo violentò la notte del 24 Agosto, prima di portarlo ad una festa di matrimonio. Il ragazzo si chiama Joel, ha 17 anni, è molto bello e per sentirsi uomo fuma sigarette forti e beve whisky. Bibi lo violentò quando aveva 13 anni, nel letto di una casa di un amico.
“Ero paralizzato” dice Joel “incapace di reagire. La mattina dopo Bibi mi chiese se mi era piaciuto.
Io non parlai più.” Siamo a Lisbona, al “bairro” Padre Cruz, la zona più povera della città, il bilocale più misero del quartiere. Il padre di Joel non c’è, non c’è mai stato, il ragazzo porta il cognome della madre.

Lei si chiama Ana Paula, ha 48 anni, ne dimostra 10 in più, nessuno la tratta con riguardo, nessuno le offre un lavoro. Nessuno si sarebbe neppure mai aspettato che questa donna, con le sue denuncie cocciute a polizia e magistratura, facesse venire alla luce il “watergate” lusitano. Il più grande scandalo nella storia del Portogallo: il mondo a parte dell’orfanotrofio Casa Pia, dove da prima del 1974, dagli anni della dittatura fascista di Antonio de Oliveira Salazar, centinaia di ragazzi sono stati violentati da impiegati dell’istituto e venduti a politici, ambasciatori, professionisti e divi dello spettacolo. Gli orfani venivano ingaggiati in festini per pedofili a cui partecipavano anche diplomatici stranieri; filmati in videocassette clandestine commercializzate in tutta Europa; fotografati in riviste pornografiche francesi. Questa è anche la storia di poteri corrotti, dove i potenti hanno aiutato altri potenti a coprire indicibili perversioni, perché dal 1976 il provveditore di Casa Pia sapeva; nel 1981 furono informati la polizia e l’allora presidente della repubblica, il generale Romalho Eanes. Ma nessuno fece nulla, le denuncie vennero distrutte, tutto fu insabbiato, il Portogallo conquistò il primato di paradiso dei pedofili, casa Pia divenne il supermercato a buon mercato di ragazzini da comprare.

Finché nel Settembre del 2002 una giornalista ricevette una telefonata anonima. Una voce le raccontò le violenze subite da Joel. La giornalista si chiama Felicia Cabrita, scoprì le relazioni tra personaggi influenti e ragazzini comprati per 25 euro a prestazione.

È questo il Watergate portoghese. La mamma di Joel intuì che a Casa Pia succedeva qualcosa di terribile quando la figlia maggiore urlò al fratello: “Non hai coraggio, sei una femminuccia.” E Joel scoppiò a piangere a dirotto. La madre cominciò a registrare le telefonate erotiche che Bibi faceva al figlio. Dopo essere stato più volte rinviato, comincia ora a porte chiuse il processo sulla “mala educaciòn” portoghese di tre generazioni perdute di orfani e figli della povera gente, educati al sesso con gli adulti dagli impiegati dell’orfanotrofio, diventati adolescenti in orge pedofile, finiti prostituiti, drogati, alcolizzati, impasticcati suicidi.

Alcuni scomparsi e mai più ritrovati.


Un processo in cui sono state imputate sette persone, tra cui il più famoso presentatore portoghese, il signor “televisione” Carlos Cruz, 63 anni; il diplomatico più esperto del paese, l’ex ambasciatore in Sud-Africa, in Francia, all’Unesco Jorge Ritto, 67 anni; l’ex autista Carlos Silvino, detto Bibi 46 anni. Poi il famoso archeologo Francisco Alves; il medico Joao Ferreira Diniz, che conduceva un programma alla radio cattolica Renascença e secondo l’accusa controllava che i bambini non fossero malati di Aids o sifilide.

C’è anche una donna tra gli imputati, si chiama Gertrude Nunes, ha una villa a Elvas, al confine con la Spagna. Qui nel fine settimana sarebbero stati portati i ragazzini per i loro incontri con gli adulti. Ci sono 35 denuncie per molestie sessuali, anche su un bambino ritardato mentale e un sordomuto, per Silvino, 13 per Ritto, sei per Cruz. Solo l’ex autista Bibi è in prigione. Gli altri imputati sono stati liberati dopo un periodo di carcerazione preventiva. Dice senza illusioni Josè Maria de Jesus Martins, l’avvocato di Bibi: “Temo che sarà uno di quei processi dove soltanto le persone influenti non saranno condannati.”. Lui vuole che confessi e che faccia i nomi dei pedofili potenti a cui procurava i ragazzini. Se collaborasse, Bibi potrebbe venire scarcerato invece di passare in una cella i prossimi 25 anni.

Tutti i portoghesi sanno che cos’è Casa Pia: dal 1970 una rete pubblica di orfanotrofi, 10 tra collegi e case di vacanza dello stato. Oggi assiste 4.600 orfani e bambini poveri. A vederlo da fuori, nella brezza limpida di Lisbona, il collegio Pina Manique, quello dove era internato Joel, sembra un posto bellissimo. Lo chiamano “l’università di Belém” perché si trova qui, nel quartiere elegante di Belém dove c’è il monastero dos Jeronimos, in cui venne sepolto il poeta Fernando Pessoa. I ragazzi entrano ed escono dall’istituto.

I bambini poveri ricordano le macchine che si fermavano per raccogliere i compagni. I figli di nessuno avevano una passione per la Bmw targata New York di Carlos Cruz o la Ferrari rossa del dottor Ferreira Diniz. Le auto si fermavano anche davanti alla torre di Belém, che sorge un po’ più in là, sul fiume Tago. Una metropolitana di superficie passa accanto alla torre. Un giorno un ragazzo morì misteriosamente sotto un treno. Qualcuno ha pensato ad un suicidio, qualcun’altro ad una fuga da un tentativo di stupro. Altri ancora hanno pensato ad un omicidio. Sulla sinistra di Casa Pia c’è la più famosa sala da tè di Lisbona, l’Antiga confeitaria de Belém. Il proprietario è morto, anche lui era sospetto di pedofilia. Pedro Namora, 40 anni, un tempo alunno di Casa Pia, mangia un dolcetto di pastasfoglia ripieno di crème brulèe. Bibi aveva l’abitudine di regalare “pastèis” ai bambini che gli piacevano.

Aveva un metodo per procurare i ragazzini ai potenti. Cominciava con i doni: scarpe, dolci, biglietti per lo stadio, poi portava i Bambini in gita e li accarezzava, se non reagivano li addestrava al sesso fino a che erano pronti per essere ceduti. Come tutti i suoi compagni che hanno subito le attenzioni dei pedofili, anche Namora è bello e gentile. “avevo 11 anni” ricorda “quando Bibi tentò di aggredirmi. Eravamo allo stadio, cercò di chiudermi dentro la toilette. Riuscii a scappare”. Da piccolo Namora vedeva i coetanei maschi avere rapporti sessuali sotto la doccia. Da grande si è sposato, ha avuto figli ed è diventato avvocato.

Quando il settimanale Expresso pubblicò l’inchiesta di Cabrita, gli ex compagni cercarono Namora. Volevano farsi difendere da lui per gli abusi subiti. “Arrivavano nel mio studio da tutto il Portogallo, si sedevano e non dicevano niente, piangevano e basta”. Qualche quartiere più in là, a Campo de Ourique, la giornalista Felicia Cabrita beve champagne e racconta come cominciò: la telefonata anonima, la rivelazione della violenza subita da Joel, le sue indagini si Bibi, la scoperta che dal 1975 alcuni professori di Casa Pia cercarono di denunciare l’autista, il ritrovamento di lettere di studenti che confidano molestie sessuali. Felicia scoprì che dal 1982 il ministro per gli Affari sociali, Teresa Costa Macedo, sapeva tutto sugli abusi a Casa Pia, ma taceva perché era minacciata. Poi un ex alunno portò alla giornalista una videocassetta. Vi apparivano nudi in pose oscene alcuni orfani del collegio. Il filmino era stato girato da un pediatra. La polizia sequestrò nell’appartamento del medico una settantina di cassette del genere.. La giornalista Cabrita è una testimone del processo Casa Pia. Racconta che negli anni 60, all’epoca di Salazar, i membri di un’associazione umanitaria americana arrivavano in Portogallo con un aereo privato, protetti dalla polizia segreta del regime, esportavano gli orfani di Casa Pia nei paesi dell’Est, con la scusa di iscriverli in scuole professionali.

Felicia sostiene che da diversi anni “il Portogallo, il paese più povero d’Europa, è diventato la terra di conquista di una rete di pedofili belgi, inglesi, tedeschi”. Quello di Casa Pia sarà più di un processo. Sarà una prova per la giovane democrazia di questo paese. All’inizio tutti i politici condannarono gli abusi come crimini orrendi. Finché Paulo Pedroso, ex ministro del Lavoro nel governo di sinistra, finì in carcere per quattro mesi, e l’atteggiamento dei giornali cambiò. Si criticò l’abuso della carcerazione preventiva. Sorsero dubbi sui racconti dei ragazzi. Si cominciò a parlare di alunni tossicodipendenti che si prostituivano per avere i soldi per la droga. La “pasionaria” Felicia pensa che il Portogallo sia un paese arretrato “perché, al contrario del Belgio, è più preoccupato di proteggere i potenti che di salvare i propri figli.” L’ex ministro Pedroso passò 4 mesi in carcere. Era sospettato di 15 violenze carnali, ha giurato di essere innocente, è stato rilasciato, è tornato in parlamento, non è imputato nel processo. Anche il signor televisione Carlos Cruz ha passato 458 giorni in prigione. Ha scritto un diario sulla sua carcerazione preventiva, s’intitola detenuto 374. nell’introduzione scrive: “non sono pedofilo”. Il suo avvocato Antonio Serra Lopes, dice: “volevano incastrare a tutti i costi qualche personaggio celebre”. Porterà 31 testimoni famosi a deporre. Saranno udienze spettacolari. Uno psichiatra segue i ragazzi vittime degli abusi. Anche l’autista Bibi comincia a parlare con uno psicologo. Bibi aveva 4 anni quando arrivò a Casa Pia.

A 5 subì il primo abuso sessuale da parte di ragazzi più grandi. Poi fu violentato da maestri e insegnanti. Per lui la pedofilia era normale, come bere e mangiare. Non lasciò mai il collegio. Gli piaceva procurare i ragazzi ai potenti, perché voleva essere amico dei ricchi e famosi. Il suo avvocato dice: “è un uomo malato”.


È una brutta storia, ma è ancora più complicato di quanto sembra. Joel, che non ha mia avuto un padre, non riesce ad odiare Bibi per quello che gli ha fatto: “l’espressione giusta è brutti ricordi” dice. Anche Pedro Namora, che non ha mai avuto una madre, non riesce ad odiare Casa Pia: “per me è mia madre, non potrei mai odiare mia madre”.

FONTE: Articolo di Silvia Grilli , apparso sul numero 49/2004 di Panorama.



Negli ultimi anni il Portogallo è “un pò sfortunato“
con i bambini…

Prima lo scandalo di Casa Pia… ora la scomparsa di Madaleine McCaine…

Secondo Voi quanti dei “potenti” citati
sono finiti in galera ?

IL COMITATO - TROVIAMO I BAMBINI

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