BENVENUTI NEL MONDO DELLE PAROLE



Benvenuti!
Questo è il posto dove le parole
vivono, crescono, regnano.
Ogniuna di esse ha una storia da raccontare
e cento da ascoltare.
Libera, anche tu, le tue
e fa che, unendosi alle mie, possano tracciare
la storia di una nuova amicizia.






il suonatore J



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DI ANCHE TU NO ALLA PEDOFILIA

DI ANCHE TU NO ALLA PEDOFILIA

sabato 26 gennaio 2008

video



A sessantatreanni dall'apertura dei cancelli di Auschwitz cosa ci è rimasto?
Quanto quegli orrori sono ancora impressi nella nostra mente?
Quanto il passato può insegnarci ancora a non ripetere gli stessi errori?










SE QUESTO E' UN UOMO
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia ve lo impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi





Eravamo d'estate quando è uscita la legge che obbligava gli alunni ebrei a lasciare la scuola. Io avevo finito la terza elementare, sarei dovuta andare in quarta. Non me l'hanno fatto capire subito per non darmi dei dispiaceri. Però verso l'autunno mamma un giorno m'ha detto, col tono di quella che racconta una cosa senza importanza: "Sai, il prossimo anno non puoi più andare nella tua scuola e andrai in un'altra scuola dove ci saranno tutti bambini ebrei". Per me è stata una doccia fredda: lasciare la maestra, lasciare i compagni. Così è stato. L'inizio è stato abbastanza difficile, però ho fatto amicizia coi nuovi compagni, poco per volta ho poi voluto bene alla maestra. Ad ogni modo io aspettavo con grandissima ansia il giorno in cui ci sarebbe stata la premiazione dei bambini alla scuola pubblica dov'ero andata. Perché io in terza avevo avuto il "premio di secondo grado". Avevo meritato un premio, perché ero brava a scuola, di secondo grado perché ce n'era una più brava di me. Ma ero contentissima. La premiazione avveniva a metà dell'anno dopo e io aspettavo il giorno in cui sarei andata a ritirare il mio premio e a rivedere la mia maestra e i miei compagni. Il giorno prima di quello della premiazione suonarono alla porta di casa. Driin… chi sarà? Mia mamma va ad aprire. Era la bidella della scuola Mignon, che portava un pacchetto contenente un libro, e ha detto - potrei descrivervela, piccola e grassa-: "La signora direttrice manda questo premio per la bambina Elena O.; non deve venire domani alla premiazione per non profanare le scuole del Regno d'Italia". E' stato il primo dispiacere folle della mia vita. Ho pianto, ho urlato e… quel libro oltretutto era anche brutto, un libro di mitologia greca, fascistissimo. E ho pianto e urlato. Allora la mia mamma ha cercato di consolarmi dicendomi: "Faremo una bella festa noi in casa, faremo la premiazione". Ha fatto venire tutte le zie che fingevano di essere le patronesse e tutti i cuginetti piccoli che erano piccolissimi e non capivano; ognuno ha avuto un piccolo premio, la mamma s'è messa al piano e così abbiamo fatto una gran bella festa a casa. Ma quello è stato il più grande dispiacere, il mio primo grande dispiacere

Tratto da "C'era una volta la guerra"a cura di Sonia Brunetti e Fabio Levi" – Silvio Zamorani editore, Torino 2002.















Prima vennero per gli ebrei

" Prima vennero per gli ebrei
e io non dissi nulla perché
non ero ebreo.
Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché
non ero comunista.
Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché
non ero sindacalista.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno
che potesse dire qualcosa."

Martin Niemoeller
Pastore evangelico
deportato a Dachau







Fa o Signore
Fa o Signore
che io non divenga fumo.
Fumo di Birkenau, fumo
in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero.[...]
Due alberi fanno la guardia
al vecchio cancello di ferro
arrugginito.
E i fidanzati, la domenica,
sostano a guardare
l'alta erba odorosa che copre
le tombe antiche,
intrecciano le dita tra le sbarre
si guardano con tenerezza.[...]
Fa o Signore, che io non divenga
fumo che si disperde,
fumo in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero,
sotto la terra della mia terra,
dove il sole mi scalderà,
il mare mi cullerà,
il vento mi porterà i profumi delle riviere
e sarà la pace.

Liana Millu
Auschwitz-Birkenau (estate 1944)


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